Post più popolari

domenica 27 novembre 2011

Filosofando:     L`etica ai tempi della crisi L'etica ai tempi...

Filosofando:
L`etica ai tempi della crisi L'etica ai tempi...
: L`etica ai tempi della crisi L'etica ai tempi della crisi Non è raro che i problemi di filosofia possano sembra...


Attività Motoria e Scoliosi
di GIOVANNI BORTOLI






La colonna vertebrale, straordinario capolavoro di equilibrio e armonia, ci permette di mantenere la posizione eretta. Struttura mobile, flessibile e resistente, consente un sostegno stabile e protegge l'asse nervoso entro il canale rachideo.
La scoliosi è una "complessa deformità della colonna vertebrale che si torce nei tre piani dello spazio:sul piano frontale si manifesta con un movimento di flessione laterale,  sul piano sagittale con una alterazione delle curve e sul piano assiale con un movimento di rotazione".
Ne altera l'equilibrio e la simmetria e ne compromette la funzionalità provocando una serie di danni a livello neuromotorio, biomeccanico, organico e psicologico. Il complesso sistematico di  stabilizzazione della colonna vertebrale è in difficoltà nel controbilanciare la perdita di allineamento.
La causa della maggior parte delle scoliosi è sconosciuta. Non è possibile, di conseguenza, una prevenzione primaria. In fase di accrescimento molto importanti sono la diagnosi precoce e le strategie terapeutiche adeguate al momento evolutivo della scoliosi.












L'attività motoria mirata, con esercizi rieducativi in postura corretta ed altri a carattere più globale, si prefigge di recuperare il più possibile la funzionalità della colonna vertebrale, di ridurre i danni  cercando di frenare l'evoluzione degli atteggiamenti scoliotici e delle scoliosi minori, di diminuire l'impatto estetico delle deformità, di evitare disabilità permanenti.
Nelle scoliosi il trattamento con il corsetto è di ausilio all'azione correttiva dell'ortesi.
Nelle persone adulte il programma di esercizi  e le modalità di esecuzioni sono adatti in base all'età, alla condizione fisica e alla presenza di altre patologie.


Obiettivi di primaria importanza sono:
Il miglioramento della stabilità vertebrale: ridurre il cedimento posturale e, di conseguenza, ridurre  le potenzialità di deformazione strutturale della colonna vertebrale,
aumentando la capacità di controllo delle posture corrette.
Lo sviluppo delle reazioni di equilibrio: la correlazione tra disturbi dell'equilibrio e stabilità della colonna indica  che particolare attenzione deve essere posta agli esercizi rivolti a migliorare l'equilibrio assiale del tronco, statico e dinamico.
Il rafforzamento muscolare in postura corretta e in autocorrezione attività, cioè nella posizione di massimo recupero del cedimento posturale, dei muscoli paravertebrali, degli addominali,dei muscoli degli arti inferiori e del cingolo scapolo-omerale.
L'integrazione neuromotoria: integrare nelle aree dello schema corporeo un'immagine più corretta ed equilibrata della colonna vertebrale, ricercando un controllo fine del movimento, sviluppando progressivamente la capacita di rispondere con atteggiamenti funzionali corretti alle differenti richieste della vita di relazione. Informazione di ergonomia per prevenire eventuali future condizioni di dolore e danni alla colonna vertebrale.
Il miglioramento funzionale globale: in particolare miglioramento della funzione respiratoria con l'educazione alla respirazione corretta per incrementare la massima capacità aerobica; miglioramento della forza e della resistenza muscolare, della capacità di coordinazione con recupero di eventuali rigidità articolari e di retrazioni muscolari, favorendo così un'immagine positiva del corpo.

















martedì 22 novembre 2011



 
 
AFORISMI SULL'AMORE
 
 





Se l'amore non ti ha fatto commettere mai neanche la più piccola follia, vuol dire che non hai mai amato
(W. Shakespeare)

La ragione ci fa vedere le cose come sono; il sentimento, come vorremmo che fossero.
(Anonimo)

L'amore ha diritto di essere disonesto e bugiardo. Se è sincero.
(Marcello Marchesi)

Felice colui che si consuma nelle battaglie di Venere! Vogliano gli dei che questa sia la causa della mia morte!
(Anonimo)

C'è gente che non si sarebbe mai innamorata, se non avesse mai sentito parlare dell'amore.
(La Rochefoucauld)

Per scrivere una buona lettera d'amore, bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire e finire senza sapere che cosa si è scritto.
(Regola di Rousseau)

L'amore è un castigo. Siamo puniti di non aver saputo restare soli.
(Marguerite Yourcenar)

L'amore è cieco. L'amicizia chiude gli occhi.


Se l'amore non ti ha fatto commettere mai neanche la più piccola follia, vuol dire che non hai mai amato
(W. Shakespeare)

Mentre la baciavo con l'anima sulle labbra, l'anima d'improvviso mi fuggì.
(Edgar Lee Masters)

Non è sufficiente fare il bene, bisogna anche saperlo fare bene. Un bene fatto... male può essere più dannoso che utile
[Diderot]

L'amore è come il fulmine: non si sa dove cade finchè non è caduto.
[Jean-Baptiste Henri Lacordaire (1802 - 1861) Ecclesiastico e oratore francese]ù



martedì 15 novembre 2011

Nessun Vento è favorevole.....

Nessun vento è favorevole…


“Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare” 
(Rainer  Maria Rilke)
Tra i versi di un grande poeta  e il linguaggio strutturato della cultura aziendale c’ è un scarto emozionale ben visibile a tutti.
Il poeta tocca corde profonde, il linguaggio tecnico ci annoia …
Eppure, se non riuscissimo a declinare, in modo preciso, cosa significa sapere dove andare, non potremmo avere un punto di partenza utile per iniziare ad estendere questa capacità e utilizzarla al meglio.
Se volessimo tradurre la frase di Rilke in termini di Competenze, potremmo definirla “visione di sé”.
Avere una visione chiara di sè e saperla gestire significa avere, innanzitutto,  la capacità di proiettarsi in avanti nel tempo, con ragionevole immaginazione, guardando se stessi nel futuro, in un punto ideale di arrivo e, in quel punto, vedere una piena realizzazione, coerente ai propri desideri, valori, obiettivi.
Il secondo step, è mettere in atto la volontà di realizzare questo sguardo sul futuro, di connetterlo  al presente creando un percorso che va dall’oggi al punto ideale di arrivo, con sistematicità e coerenza di azioni, con slancio e determinazione.
Ogni azienda di successo è sostenuta da una buona “vision”.
Allo stesso modo,ogni Manager, ogni Imprenditore, ogni Professionista, elaborando una buona visione di sè,  raccoglierà porterà nel suo lavoro e nella sua vita più efficacia, più direzione, più motivazione e, soprattutt, più significato.

sabato 5 novembre 2011



FILOSOFIA DI VITA

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe,
 prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e comincio a riempirlo con
dei sassi, di circa 3 cm. di diametro.
Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno
 ed essi risposero di si.

Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di piselli,
 li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente.
 Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.
Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse
 pieno ed essi, ancora una volta, dissero di si.
Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e

la verso dentro il vasetto.

Ovviamente la sabbia riempi ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì  tutto.

Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse

pieno e questa volta essi risposero di si, senza dubbio alcuno.

Ora, disse il Professore, voglio che voi capiate che questo

vasetto rappresenta la vostra vita.
 I sassi sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri
 amici,la vostra salute, i vostri figli - le cose per le quali se tutto
il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.

 I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il
 vostro lavoro, la vostra casa , la scuola  ....
La sabbia e'  tutto il resto......   le piccole cose .

Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia, continuò  il
Professore, non ci sarà spazio per i piselli e per i sassi.
Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le

 vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per  voi
sono importanti.

Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri
 figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci
sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l'auto. Prendetevi

cura dei sassi per prima - le cose che veramente contano. Fissate le

vostre  priorità...il resto e'  solo sabbia.
 
 
 
 Giovanni Bortoli:



LE CONSEGUENZE POSITIVE DEL COLLASSO
 

-una filosofia di vita in tempi cupi-









Prologo


Sono da poco passate le sei di sera del 12 agosto 2011 e qui
a Clapham è ancora molto chiaro. Daltronde siamo nel nord
Europa, nei dintorni di Londra e siamo in estate. Mi
accingo a prendere la metropolitana Linea Rossa per
raggiungere Woodgreen ma non potrò farlo. All'ingresso
trovo la via sbarrata dai cancelli che solitamente trovo
visibili solo in piena notte. Ad altezza d'occhi hanno scritto
con il pennarello nero su un foglio bianco
a causa dell'imminente collasso della società, il servizio è
garantito solamente fino alle ore 6 di sera
Non è stato il disappunto a gelarmi ma la segnalazione di
un' imminente collasso. Realisticamente penso che il
collasso della società occidentale immersa negli agi delle
cose che possiamo comprare o desiderare fra le quali
persino la salute, stia arrivando. Dopo le 6 di sera dovremo
imparare a arrangiarci.
Rivolte e rivoltelle
La strage di Oslo, le rivolte londinesi, le continue debacle
borsistiche e i piani di austerity varati da tutte le economie
dei paesi sviluppati ci hanno presentato un conto spiacevole
tanto da rendere l'estate 2011 molto amara. Siamo al
collasso del nostro benessere cresciuto quasi costantemente
dal 1945 a oggi (in pratica dalla fine della seconda guerra
mondiale). Senza voler fare fosche previsioni, le rivolte
sono sinistramente assonanti con le rivoltelle. Dovremo
attenderci che una società al collasso veda lo scatenarsi di
una vera e propria guerra dei poveri ovvero di tutti contro
tutti?
La via della contrazione
Ho letto molte cose al riguardo della società del
consumismo e penso che i timori di un benessere che sfuma
e le paure di un futuro rivoltella stile far west popolato di
immigrati sgraditi e terroristi sanguinari, sia tutt'altro che
decretato e ubiquitario. La via che porta a esiti opposti
passa dalla contrazione. Quindi se il consumismo poggia
sull'espansione infinita delle decisioni di acquisto verso
servizi e prodotti usa e getta, la contrazione significa
orientarsi su scelte di acquisto di prodotti o servizi di lunga
fruizione. Se la società collassa e i soldi cominciano a
mancare, impariamo...
• a scegliere prodotti che durano (es. se riparare un
telefonino costa 30 € e uno nuovo 60€ scelgo la via
della riparazione)
• a scegliere prodotti che non esigono più risorse per
funzionare di quanta ne producano con l'uso (es. tenere
le luci accese in stanze nelle quali non stiamo)
• a muoverci in modo parsimonioso (es. optare per il
turismo a brevissimo raggio e usare l'automobile il
meno possibile)
• a sfruttare al massimo tutti gli oggetti dei quali già
disponiamo tenendoli ben da conto e occupandoci della
loro manutenzione periodica (es. lustrare sempre le
scarpe e rammendare i vestiti logori)
Piccoli consigli
Magari ancora non si è capito ma non mi piace pensare che
il collasso di un sistema significhi la fine. Le cose negative
possono ben farci riemergere portandoci su nuove vie.
persino migliori delle precedenti. Il discorso è valido
soprattutto quando il sistema dal quale si riemerge è
diventato per certi versi un peso ovvero qualcosa di
veramente faticoso da mantenere, di stressante da vivere.
Insomma, come la pancetta che acciambella la vita degli
uomini sedentari è figlia delle abbuffate ma grava
minacciosa sulla buona salute dell'organismo.
E' venuto il momento di comunicare a mio avviso sono i
piccoli consigli per una filosofia di vita che sappia
accompagnare le nostre decisioni d'ora in poi.
Primo consiglio: essere puri nelle intenzioni
Questo consiglio vale in generale per qualsiasi azione. Mi è
venuta la riflessione pensando ai miei figli. Da genitore
posso occuparmi della loro educazione ma dovrò fare
quanto in mio potere solo nel loro bene. Senza pensare che
debbano ringraziarmi apertamente per ciò che faccio, senza
seguire le indicazioni di altri per conformarmi al ruolo del
bravo genitore insegnante severo e inflessibile (rispetto a
quale modello poi ?). Semplicemente, nella vita di cittadino
dell'occidente al collasso resterò puro nelle intenzioni,
cosciente che del mio futuro io sono il tutore, come il
bastoncino lo è per la pianta di pomodori. Il mio futuro si
avvantaggerà di un siffatto solido sostegno (che non prende
a bastonate il pomodoro) il cui solo interesse è esserci per il
suo bene.
   Secondo consiglio:    the show goes on    anche senza di te
Spesso ci si rattrista per le cose più sciocche (es. mia
suocera mi costringe a portarla tutte le settimane al cimitero
per vedere la tomba del nonno) o per le cose più serie (es.
non riesco a dimenticare la morte di mio figlio). Lo so che alcuni

dispiaceri sono durissimi ma c'è una grande ironia in
tutto ciò; per quanto i nostri dolori siano intensi e motivati,
the show goes on anyway, il mondo continua a girare
indipendentemente e senza alcun contrattempo. Questo
potrebbe sembrare un pensiero negativo ma non lo è affatto.
Non significa che qualsiasi cosa si faccia essa è inutile;
anzi. Significa che il  mondo non crolla e non crollerà
addosso a te neppure se ogni cosa andasse nel senso
contrario al tuo futuro. Tutto quanto deve diventare meno
pesante e meno doloroso perché quando le difficoltà
aumentano non deve aumentare il senso di fatica e
disperazione ma il coraggio della resistenza. Allora pensare
che domani è un altro giorno e il sole risorgerà comunque è
un segnale di grande entusiasmo.
Terzo consiglio: cercati un luogo speciale
Quarto consiglio: procurati degli interessi
Quinto consiglio: impara a scambiare
Consiglio finale: raccogli, recupera, costruisci
Conclusione per ben cominciare occorre distruggerequello che non riesce a stare in piedi da solo.



venerdì 4 novembre 2011

Giovanni Bortoli

 

 

 

 

Einstein Albert

 

Albert Einstein nacque il 14 Marzo 1879 a Ulm, in Germania. Suo padre era un operaio specializzato nella costruzione di apparecchiature elettriche. A causa di un fallimento economico suo padre fu costretto a trasferirsi con la famiglia prima a Munich poi a Milano. Non ci restano sufficienti informazioni sulla vita individuale di Einstein risalenti a questo periodo.
Durante i suoi studi non mostrò particolari attitudini, in quanto non approvava i rigidi metodi dell’istruzione, e fu davvero un pessimo allievo. Però Einstein rimase affascinato dalla matematica e dalle scienze, materie che studiò autonomamente.
Nel 1896 gli fu revocata la cittadinanza tedesca e nel 1901 divenne cittadino svizzero.
Nel 1896 ebbe l’opportunità di entrare all’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia a Zurigo. Nonostante avesse un esigua retribuzione, divenne un esaminatore. Nei due anni seguenti si occupò di insegnamenti generali. Dal 1902 egli divenne un esaminatore ufficiale a Berna dove lavorò per sette anni.
L’anno 1905 fu un grande momento per la scienza; infatti Einstein pubblicò, a soli 26 anni, quattro articoli sul giornale Annalen Der Physik, articoli che avrebbero alterato il corso della scienza del XX Sec. Il primo trattava dei casuali cambiamenti termici nelle molecole, chiamati Browniani, per prima riconosciuti nel 1827 dal botanico inglese Robert Brown. Il secondo articolo trattava la teoria quantistica della luce divulgata da Max Planck nel 1900. In esso Einstein mostra come la luce sia formata da fotoni rifacendosi al fenomeno fotoelettrico scoperto nel 1902. Per questo contributo gli fu conferito nel 1921 il Premio Nobel per la fisica. Il terzo articolo (il più famoso di Einstein) tratta della teoria della relatività: “Zur Electrodynamik bewegter Korper” (“Elettrodinamica dei corpi in movimento”). L’ultimo articolo di quell’anno introdusse l’ormai famosa equivalenza tra la massa e l’energia espressa dall’equazione E=mc2. Grazie a questi lavori Einstein ricevette, nel 1908, delle onorificenze all’università di Berna, che furono seguite da moltissime altre in Europa dopo che si stabilì all’istituto per Studi Avanzati di Princeton, nel 1933.
Gli ultimi anni di Einstein furono trascorsi cercando una teoria per la forza universale che potesse unire le forze subatomiche con la gravitazione e l’elettromagnetisno, problema che nessuno mai è riuscito a risolvere. Einstein aveva un gran rispetto per le opere della natura, e notò che “La cosa più incomprensibile del mondo è che esso sia comprensibile”. Si considerava più un filosofo che uno scienziato, e in molti modi fu dello stesso stampo dei filosofi greci, come Platone ed Aristotele, cercando di capire la natura mediante la ragione anziché l’esperimento. Il suo successo deve molto al discernimento dei suoi predecessori e alla potenza d’analisi degli strumenti matematici, ma soprattutto ad una grande intuizione, che nessuno ha mai avuto.
Morì il 18 Aprile del 1955 a Princeton, nel New Jersey, dopo aver ricevuto la cittadinanza statunitense.

La teoria della relatività ristretta

Il terzo e più importante studio del 1905, dal titolo Elettrodinamica dei corpi in movimento, conteneva la prima esposizione completa della teoria della relatività ristretta, frutto di un lungo e attento studio della meccanica classica di Isaac Newton, delle modalità dell’interazione fra radiazione e materia, e delle caratteristiche dei fenomeni fisici osservati in sistemi in moto relativo l’uno rispetto all’altro.
La base della teoria della relatività ristretta, che comporta la crisi del concetto di contemporaneità, risiede su due postulati fondamentali: il principio della relatività, che afferma che le leggi fisiche hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziale, ossia in moto rettilineo uniforme l’uno rispetto all’altro, estendendo il precedente principio di relatività galileiano, e il principio di invarianza della velocità della luce, secondo cui la velocità di propagazione della radiazione elettromagnetica nel vuoto è una costante universale, che sostituisce il concetto newtoniano di tempo assoluto.

Critiche alla teoria di Einstein

La teoria della relatività ristretta non fu immediatamente accolta dalla comunità scientifica. Il punto d’attrito risiedeva nelle convinzioni epistemologiche di Einstein in merito alla natura delle teorie scientifiche e sul rapporto tra esperimento e teoria. Sebbene affermasse che l’unica fonte di conoscenza è l’esperienza, egli era anche convinto che le teorie scientifiche fossero libera creazione dell’uomo e che le premesse sulle quali esse sono fondate non potessero essere derivate in modo logico dalla sperimentazione. Una “buona” teoria, per Einstein, è una teoria nella quale è richiesto un numero minimo di postulati per ogni dimostrazione.

La teoria della relatività generale

A partire dal 1907, anno in cui fu pubblicata la memoria contenente la celebre equazione che afferma l’equivalenza fra massa ed energia, Einstein iniziò a lavorare a una teoria più generale, che potesse essere estesa ai sistemi non inerziali, cioè in moto accelerato l’uno rispetto all’altro. Il primo passo fu l’enunciazione del principio di equivalenza, in base al quale il campo gravitazionale è equivalente a una accelerazione costante che si manifesti nel sistema di coordinate, e pertanto indistinguibile da essa, anche sul piano teorico. In altre parole, un gruppo di persone che si trovino su un ascensore in moto accelerato verso l’alto non possono, per principio, distinguere se la forza che avvertono è dovuta alla gravitazione o all’accelerazione costante dell’ascensore. La teoria della relatività generale venne pubblicata nel 1916, nell’opera intitolata I fondamenti della relatività generale. In essa le interazioni dei corpi, che prima di allora erano state descritte in termini di forze gravitazionali, vengono spiegate come l’azione e la perturbazione esercitata dai corpi sulla geometria dello spazio-tempo, uno spazio quadridimensionale che oltre alle tre dimensioni dello spazio euclideo prevede una coordinata temporale.
Einstein, alla luce della sua teoria generale, fornì la spiegazione delle variazioni del moto orbitale dei pianeti, dando conto in modo soddisfacente del moto di precessione del perielio di Mercurio, fenomeno fino ad allora non pienamente compreso, e previde che i raggi luminosi emessi dalle stelle si incurvassero in prossimità di un corpo di massa elevata quale, ad esempio, il Sole. In base a quest’ultimo fenomeno, si è avuta una conferma sperimentale, realizzata in occasione dell’eclissi solare del 1919, che fu un evento di enorme rilevanza.
Per il resto della sua vita Einstein si dedicò alla ricerca di un’ulteriore generalizzazione della teoria in una teoria dei campi che fornisse una descrizione unitaria per i diversi tipi di interazioni che governano i fenomeni fisici, incluse le interazioni elettromagnetiche, e le interazioni nucleari deboli e forti.
Tra il 1915 e il 1930 si stava sviluppando la teoria quantistica, che presentava come concetti fondamentali il dualismo onda-particella, postulato da Einstein fin dal 1905, nonché il principio di indeterminazione di Heisenberg, che fornisce un limite intrinseco alla precisione di un processo di misurazione. Einstein mosse diverse e significative critiche alla nuova teoria e partecipò attivamente al lungo e tuttora aperto dibattito sulla sua completezza. Commentando l’impostazione da un punto di vista strettamente probabilistico della meccanica quantistica, egli affermò che “Dio non gioca a dadi con il mondo”.

Cittadino del mondo

Dopo il 1919 Einstein divenne famoso a livello internazionale; ricevette riconoscimenti e premi, tra i quali il premio Nobel per la fisica, che gli fu assegnato nel 1921. Lo scienziato approfittò della fama acquisita per ribadire le sue opinioni pacifiste in campo politico e sociale.
Durante la prima guerra mondiale fu tra i pochi accademici tedeschi a criticare pubblicamente il coinvolgimento della Germania nella guerra. Tale presa di posizione lo rese vittima di gravi attacchi da parte di gruppi di destra; persino le sue teorie scientifiche vennero messe in ridicolo, in particolare la teoria della relatività.
Con l’avvento al potere di Hitler, Einstein fu costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove gli venne offerta una cattedra presso l’Institute for Advanced Study di Princeton, nel New Jersey. Di fronte alla minaccia rappresentata dal regime nazista egli rinunciò alle posizioni pacifiste e nel 1939 scrisse assieme a molti altri fisici una famosa lettera indirizzata al presidente Roosevelt, nella quale veniva sottolineata la possibilità di realizzare una bomba atomica. La lettera segnò l’inizio dei piani per la costruzione dell’arma nucleare.
Al termine della seconda guerra mondiale, Einstein si impegnò attivamente nella causa per il disarmo internazionale e più volte ribadì la necessità che gli intellettuali di ogni paese dovessero essere disposti a tutti i sacrifici necessari per preservare la libertà politica e per impiegare le conoscenze scientifiche a scopi pacifici.

Albert Einstein e il pensiero filosofico

Einstein definì i principi fisici come libere invenzioni del nostro intelletto anziché come a comode formulazioni sintetiche dei rapporti fra fenomeni, come avrebbe supposto un vero seguace di Mach. Benché, però, potesse esserci bisogno dell’intelletto creativo umano per andare oltre i modi di pensiero tradizionali, ciò non significava che secondo Einstein qualsiasi vecchio principio potesse funzionare. Egli pensava, piuttosto, che quando una teoria riusciva a dare una correlazione matematica semplice e una rappresentazione altrettanto semplice nell’esperienza, stava fornendo una copia adeguata della realtà. Senza dubbio non intendeva asserire che la scienza sarebbe riuscita infine a conseguire una descrizione completa e definitiva del mondo. Nella sua filosofia della scienza c’era nondimeno una forte componente “realistica”: egli credeva che una teoria scientifica fosse composta da un insieme di assiomi o principi fondamentali che potevano essere scelti liberamente dall’atto creativo dello scienziato. Da questi assiomi si potevano dedurre matematicamente teoremi, i quali dovevano poi essere verificati sperimentalmente. A differenza di Newton, Einstein non credeva che gli assiomi potessero venire derivati direttamente o logicamente dai dati dell’esperienza, da fenomeni. Essi richiedevano, invece, un atto creativo di costruzione matematica. La connessione con i fenomeni veniva alla fine della catena di deduzioni, quando i teoremi del sistema matematico venivano messi a confronto con l’esperienza. L’intero processo era guidato da un assunto apparentemente a priori, che ci fosse una sorta di “armonia prestabilita” fra pensiero e realtà, quasi come avevano supposto molto tempo prima gli aristotelici.